La scuola è stata, con la famiglia, la fabbrica, la caserma e
accessoriamente l’ospedale e la prigione, il passaggio ineluttabile in
cui la società mercantile piegava a suo vantaggio il destino degli
esseri che si dicono umani.
Il governo che essa esercitava su nature ancora appassionate delle
libertà dell’infanzia l’apparentava, infatti, a quei luoghi poco
propizi alla realizzazione e alla felicità che furono - e che restano
in diversa misura - il recinto familiare, l’officina o l’ufficio,
l’istituzione militare, la clinica, le carceri.
La scuola ha forse perso il carattere ributtante che presentava nel XIX
e XX secolo, quando rompeva gli spiriti e i corpi alle dure realtà del
rendimento e della servitù, facendosi gloria di educare per dovere,
autorità e austerità, non per piacere e per passione? Niente è meno
certo, e non si potrà negare che sotto l’apparente sollecitudine della
modernità, numerosi arcaismi continuano a scandire la vita di
studentesse e studenti.
(…) "Il giudizio
pessimista sulla massa implica in realtà un giudizio pessimista sull'uomo poiché
la massa non è altra cosa di una somma di concrete individualità. Dal momento
che si dichiara la massa incapace di afferrare, sia pure mediante intuizioni
grossolane primitive, il valore di una lotta per la libertà, per ciò stesso si
dichiara l'uomo chiuso ad ogni istinto che non sia di natura strettamente
utilitaria. Se taglia alle radici, ad un tempo, qualsiasi bisogno di redenzione
sociale, si soffoca sinanco la fede negli istinti democratici, questa fede
fondata sulla tesi di fondamentale identità fra gli uomini e su di un
ragionevole ottimismo sulla natura umana".
di Yvon
Bourdet (traduzione Andrea Chersi dalla rivista "Autogestions" n.
4/80)
Non si pensi di trovare qui uno studio sviluppato sui
rapporti che si possono intrecciare tra ecologia ed
autogestione, bensì, semplicemente, una breve esposizione delle
impressioni e delle discussioni che si ebbero nel quadro del "seminario
sull'autogestione", a partire dal novembre del 1978, alla Scuola di Alti
Studi di Scienze Sociali che io porto avanti in collaborazione con Joseph
Fisera. Non è quindi possibile approfondire le definizioni di queste due
nozioni: da una parte l'autogestione è ormai divenuta oggetto di numerosi
studi, al pari dell'ecologia e, d'altra parte, le necessità dei confronti ci
hanno portato ad insistere su determinati aspetti e a trascurarne altri. È
così che l'ecologia (che pone parecchi problemi sull'equilibrio naturale,
sul territorio e "l'abitare", sulla difesa del paesaggio e correlativamente
sul viaggio e sull'esilio) è stata ridotta, in gran parte, al problema
dell'utilizzazione "pacifica" dell'energia nucleare. Per questo, erano
indispensabili delle informazioni preliminari che non verrano riassunte qui,
tanto più che sono comodamente accessibili in ogni sorta di pubblicazione.
L'anarchismo - la filosofia politica di una società senza
governo formata da comunità autonome - non ha, apparentemente, nulla a che
vedere con i problemi della città. Di fatto, però, esiste anche in questo
campo una corrente di pensiero anarchico, che per gli aspetti storici del
problema va da Kropotkin a Murray Bookchin e per quelli ideologici da John
Turner ai situazionisti. Infine molti altri ancora, il cui contributo
all'elaborazione di una filosofia anarchica dell'urbanesimo potrebbe essere
prezioso, non si sogneranno mai di intraprendere questa fatica perché nello
spirito, anche se non altrettanto spesso nella pratica, hanno abbandonato la
città.
La sede naturale di ogni governo è la città: chi mai ha visto una nazione
governata da un villaggio? Spesso, se manca, viene costruita apposta: Nuova
Dehli, Canberra, Ottawa, Washington, Chandigar e Brasilia ne sono degli
esempi. E non è sintomatico che il turista, se vuole vedere qual è veramente
la vita di un paese, debba fuggire lontano dalle città dei burocrati e dei
tecnocrati? A Brasilia, ad esempio, deve allontanarsi di circa quindici
chilometri e recarsi a Cidade Libre (Città Libera), dove vivono gli operai
edili. Costoro hanno edificato la "Città del 2000", ma sono troppo poveri
per viverci, mentre nella città che hanno costruito per sé "si è sviluppato
un modo di vivere spontaneo, da villaggio di baracche del West, che
contrasta con la formalità della città ed è troppo prezioso per essere
distrutto".
...CHE COS'E' L'ANARCHIA ? CHI SONO GLI ANARCHICI ?
La parola Anarchia deriva dal greco (an-archè) e significa assenza di comando, di autorità o guida. Per questo è una parola che piace ai giovani ai ribelli, agli utopisti. Non piace invece alle "autorità"che l'hanno trasformata in sinonimo di caos, di disordine, mentre l'organizzaaione anarchica è la più alta forma di organizzazione. Anarchismo è l'ideologia , lo stile di vita, il pensiero libertario degli anarchici. Fra le molte definizioni porto ad esempio quella data da Pietro Kropotkin nel 1911 per l'Enciclopedia Britannica, avvertendo che essa si presenta parziale e ben lontana dal comprendere l'essenza dell'anarchismo quale si è manifestato storicamente: "Anarchismo, nome dato ad un principio o teoria della vita e del comportamento, secondo cui la società è concepita senza governo, risultando l'armonia di tale società non dalla sottomissione alla legge o dall'obbedienza ad una autorità qualsiasi, ma da liberi accordi stabiliti fra gruppi numerosi e diversi, su base territoriale o professionale,liberamente costituitisi per le necessità della produzione e del consumo, come anche per soddisfare l'infinita varietà dei bisogni e delle aspirazioni degli uomini civili.In una società di questo tipo le associazioni volontarie si sostituiscono allo stato in tutte le sue funzioni....Una tale società non avrà niente di immutabile. Al contrario l'armonia risulterà dall'adattamento e dal riadattamento sempre in trasformazione dell'eqilibrio fra una pluralità di forze e di influenze, e questo adattamento sarà più facilmente realizzabile poichè nessuna di queste forze godrà di una protezione speciale da parte dello stato". (*)
(*) Liberamente adattato da:" I leaders del movimento anarchico" a cura di P. C. Masini Minerva Italica 1980.
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